1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco

Luca D’Agostini, Madre Russia 25 giugno 2018

Centinaia di migliaia di stranieri combatterono nei ranghi dell’esercito sovietico durante la Grande Guerra Patriottica. In questo articolo ci occuperemo del contributo fornito all’Armata Rossa dai soldati cecoslovacchi, i quali furono i primi a prestare sostegno all’Unione Sovietica. Quando nel 1938 la Cecoslovacchia fu annessa dal Terzo Reich, molti cittadini cecoslovacchi emigrarono, spostandosi anche in Unione Sovietica ed in Polonia. Proprio gli emigrati in Polonia, nel marzo 1939, iniziarono la formazione della Legione Cecoslovacca, i cui aderenti raggiunsero i 900. La Legione Cecoslovacca era situata a Cracovia, Lvov e in altre città della Polonia orientale. La Legione era armata con solo 12 mitragliatrici e 50 fucili, non era quindi un’unità pronta per il combattimento. Dopo lo scoppio della guerra tedesco-polacca nel settembre 1939, la Legione iniziò la ritirata verso il confine orientale del Paese e dopo che le truppe sovietiche entrarono in Polonia il 18 settembre 1939, nella regione di Ternopol, la Legione Cecoslovacca depose le armi. I soldati della Legione furono internati in un campo di detenzione sovietico. Dal 1940, l’Unione Sovietica non impedì agli ex-legionari di partire per la Francia e altri Paesi, al fine di partecipare alle battaglie contro la Germania. La maggior parte degli ex-legionari ne approfittò. Tuttavia, con la crescente minaccia dell’attacco della Germania all’Unione Sovietica, la situazione cominciò a cambiare e l’Unione Sovietica iniziò a valutare la formazione di unità cecoslovacche sul territorio sovietico. Così, il 27 settembre 1941, il Cremlino e il governo cecoslovacco in esilio firmarono un accordo per la creazione di una unità militare formata dai cechi, slovacchi e ruteni che erano riusciti a entrare in territorio sovietico. (1)
Fu così che nacque il 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco, che fece da base per formare, nel 1944, il 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco. La formazione del battaglione fu iniziata il 5 gennaio 1942 a Buzuluk, vicino Orenburg, dove furono trasferiti 93 ex-legionari che all’epoca si trovavano in Unione Sovietica. Il comandante del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco e futuro presidente della Cecoslovacchia dal 1968 al 1975, Ludvík Svoboda, ricordò quanto fosse importate quell’accordo per i cecoslovacchi nell’Unione Sovietica: “Sembrò che in quel momento ci si aprissero tutte le porte. Ci furono richieste infinite, un flusso di domande senza precedenti”. (1) Successivamente, il battaglione fu ampliato con cittadini cechi e slovacchi internati (compresi quelli condannati per “attraversamento illegale di confine“, per il quale fu dichiarata un’amnistia speciale), cittadini sovietici di origine cecoslovacca, ruteni (abitanti della parte transcarpatica della Cecoslovacchia, strappati dall’Ungheria nel 1939 e fuggiti in Unione Sovietica), ebrei fuggiti dalla Cecoslovacchia. La formazione del battaglione fu effettuata con notevoli problemi e ritardi. Tuttavia, tale ritardo nell’organizzazione comportò anche il rovescio della medaglia: per tutto questo tempo il comandante del battaglione, Ludvík Svoboda, condusse un intenso addestramento al combattimento, tanto che in battaglia il livello di addestramento del battaglione si rivelò molto alto. Il personale era in uniforme cecoslovacca ed aveva gradi militari cecoslovacchi. Per quanto riguardava le questioni organizzative, il battaglione era subordinato al governo cecoslovacco in esilio, mentre sul piano operativo era subordinato al comando delle unità militari sovietiche a cui era assegnato. Il battaglione conobbe il suo battesimo di fuoco l’8 marzo 1943, vicino alla cittadina di Sokolovo, in Ucraina, e diventò la prima unità straniera dell’esercito sovietico a combattere contro i nazisti. Come disse Svoboda, i cecoslovacchi in esilio ebbero l’opportunità di “aiutare il loro popolo a lavare via l’onta di Monaco” riferendosi all’accordo di Monaco del 1938, occasione in cui il loro Paese fu di fatto venduto a Hitler dalle potenze occidentali. (1)
Il comando sovietico stimava molto le qualità combattive del 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Il 29 aprile 1943 fu emesso il decreto del Comitato di difesa dello Stato n. 3265, mediante il quale, sulla base del battaglione, s’istituiva la 1.ma Brigata di Fanteria Cecoslovacca. Al 30 settembre 1943, la brigata contava 3517 effettivi, di cui 114 ufficiali. Disponeva di una compagnia corazzata (20 carri armati), 30 mortai, 28 cannoni, 110 mitragliatrici, 43 fucili anticarro e 11 cannoni antiaerei. Il numero di militari sovietici nella brigata era limitato rispetto alle formazioni militari di altri Paesi: ad esempio, c’erano solo 21 ufficiali dell’Armata Rossa e 148 soldati nella brigata. I pochi sovietici presenti nella brigata assunsero i posti da specialisti in cui i cecoslovacchi avevano carenza (personale medico, operatori radiofonici, parte degli artiglieri). Il 10 aprile 1944, sulla base della brigata, iniziò la formazione del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco, che comprendeva le seguenti unità militari: 1.ma Brigata di Fanteria Cecoslovacca, 2.nda Brigata Aerea Cecoslovacca, 3.za Brigata di Fanteria Cecoslovacca, Reggimento Carri Armati, Reggimento di Artiglieria, Reggimento di Artiglieria anticarro, Reggimento di Artiglieria Antiaerea; Battaglione di Comunicazione, Battaglione Genio, Battaglione Medico. Alla fine di agosto 1944, la forza totale del corpo era di 16171 militari, compresi 623 militari sovietici. Il 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco prese parte alle operazioni per la liberazione della Cecoslovacchia dall’occupazione nazista e gli fu assegnato un ruolo importante nell’aiuto all’insurrezione nazionale slovacca. Tuttavia, il primo giorno di partecipazione alle battaglie del 9 settembre 1944, a causa delle scarse informazioni d’intelligence e di una linea di comando piuttosto debole, due brigate del corpo caddero sotto l’attacco concentrato di artiglieria nemica e subirono gravi perdite (morirono 611 soldari). Il Maresciallo dell’Unione Sovietica, Ivan Stepanovich Konev, sostituì il suo comandante del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco, sebbene non avesse tale autorità. Tuttavia, il governo di Londra fu costretto a confermare il cambio del comandante. Così, qualche giorno dopo, il 6 ottobre 1944, le unità cecoslovacche e sovietiche entrarono nel territorio cecoslovacco, dando inizio alla liberazione della Cecoslovacchia. Un distaccamento avanzato del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco entrò a Praga il 10 maggio 1945 sui carri armati sovietici. Il 17 maggio 1945 a Praga, ebbe luogo la parata dell’intero corpo.
Purtroppo occorre ricordare che i tedeschi si mostravano molto crudeli coi soldati cecoslovacchi che catturavano e li uccidevano senza imbandire un minimo processo, sottoponendoli a brutali torture. Essendo formalmente cittadini del Protettorato di Boemia e Moravia, erano considerati traditori del Terzo Reich. (1) Per esempio, nei pressi di Sokolovo, cinque soldati cecoslovacchi feriti, furono catturati dai tedeschi che gli tagliarono orecchie, naso e lingua e poi, ancora vivi li appesero a testa in giù sotto una fitta nevicata. Nelle battaglie in Slovacchia del 1945, numerosi furono i casi di soldati cecoslovacchi catturati ed uccisi bruciati vivi. Diverse migliaia di combattenti e comandanti del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco hanno ricevuto ordini e medaglie sovietiche e cecoslovacche. Scopriamo ora alcuni di loro e le loro interessanti vite.

Josef Burshik, nacque da una famiglia di un operaio edile, l’11 settembre 1911 in un villaggio della Boemia, parte dell’allora impero austro-ungarico ed oggi nell’attuale Repubblica Ceca. Aveva cinque fratelli e sorelle. Frequentò una scuola tecnica-industriale nella quale si diplomò come muratore. (2) Nel novembre 1933 fu arruolato nell’esercito cecoslovacco con la mansione di paramedico. Si congedò nel 1936 e lavorò come ispettore in una società di costruzioni, partecipando alla costruzione di fortificazioni di confine. (2) In seguito agli Accordi di Monaco ed all’occupazione della Repubblica Ceca da parte dei nazisti, Burshík fu deportato in un campo di lavoro forzato a Norimberga, in Germania. Riuscì però a fuggire e passando per la Polonia, rientrò illegalmente nella Repubblica Ceca. Nell’agosto 1939, Burshík si unì alla Legione Cecoslovacca, con mansioni nell’artiglieria antiaerea. Durante la ritirata conseguente l’invasione nazista, i legionari si trovarono sul territorio polacco occupato dall’Armata Rossa ed il 20 settembre 1939 furono catturati ed internati. Durante tale periodo iniziò la formazione del 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco agli ordini del colonnello Ludvík Svoboda. Burshík fu uno dei primi ad unirsi al battaglione. (2) Nell’agosto 1943, Burshík fu inviato a studiare presso la Scuola carristi di Tambov. Così da ottobre 1943 fu impiegato sul fronte ucraino come comandante di compagnia di carri armati e prese parte alla liberazione di Kiev, dove Burshík distrusse un semovente d’artiglieria tedesco “Ferdinand”, tre cannoni, due bunker, due postazioni mitragliatrici, un veicolo che trasportava una squadra del genio ed un altro carico di esplosivi. Per decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS del 21 dicembre 1943, “per l’abile comando di compagnia di carri armati ed il dimostrato coraggio ed eroismo nelle battaglie contro gli invasori fascisti tedeschi”, Burshík ricevette il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica con l’Ordine di Lenin e la medaglia “Stella d’Oro”. (2) Dopo la creazione del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco, Burshík fu promosso comandante di battaglione di carri armati. Con questa mansione combatté in Slovacchia e Moravia, fino alla completa liberazione della Cecoslovacchia dalle truppe tedesche. (2) Al termine della guerra, medici sovietici diagnosticarono a Burshík un’infezione polmonare e la tubercolosi. Fu così congedato e fece ritorno in Cecoslovacchia dove però dal settembre 1946 comandò un battaglione di carri armati. Circa i suoi anni trascorsi in Unione Sovietica, Burshík scrisse: “Durante la mia permanenza in Unione Sovietica, non solo io, ma quasi tutti i cechi erano convinti quanto grande fosse la differenza tra ciò che i comunisti predicavano e ciò che facevano di fatto. Ero convinto che il russo non fosse libero, non fosse padrone del suo destino, ma che doveva seguire gli ordini del Partito Comunista. In quegli anni in cui noi, soldati cecoslovacchi, vivevamo nell’Unione Sovietica, discutevamo di politica e tra noi c’era un’opinione comune, che quando saremmo tornati a casa avremmo organizzato la nostra vita economica e politica a modo nostro. Libero e democratico”. (3) A seguito di tali affermazioni, l’11 novembre 1949 Burshík fu arrestato con l’accusa di propaganda anticomunista e il 7 marzo 1950 condannato a 10 anni “per tradimento alla Patria”. (2) Successivamente il termine detentivo fu prolungato a 14 anni. (3) Ricoverato nell’ospedale del carcere a causa della grave forma di tubercolosi, riuscì a fuggire nell’agosto 1950 e attraversare il confine con la Repubblica Federale di Germania, dove successivamente lavorò nel fondo statunitense per i rifugiati cecoslovacchi. (2) (3) Nel 1955, emigrò nel Regno Unito, dove fu sottoposto a cure antitubercolosi e subì due operazioni chirurgiche. Su richiesta personale della regina Elisabetta II, Burshík ottenne la cittadinanza della Gran Bretagna, ma la rifiutò. In Cecoslovacchia erano rimaste moglie e figlie, le quali riuscirono a raggiungerlo in occidente nel 1963. Nel 1968, in segno di protesta contro l’ingresso in Cecoslovacchia delle truppe dei Paesi del Patto di Varsavia, consegnò tutti i suoi premi sovietici all’ambasciata dell’Unione Sovietica a Londra. Nel 1969, fu ufficialmente privato del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e di tutti i premi conferiti, sia sovietici che cecoslovacchi. (2) Nel 1990, dopo la “Rivoluzione di velluto” in Cecoslovacchia, tornò a Praga, fu riabilitato e promosso al grado di maggiore-generale dell’esercito cecoslovacco. Il 6 maggio 1992 gli furono restituite il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e tutte le onorificenze sovietiche. Morì il 30 giugno 2002 nella città britannica di Northampton, dove fu sepolto. (2)

Otakar Frantishek Jarosh, nacque il 1° agosto 1912 nella città di Louny situata nell’allora impero austro-ungarico e nell’attuale Repubblica Ceca. Il padre era un fuochista di locomotive a vapore. Si laureò alla scuola elettrotecnica di Praga nel 1933 e immediatamente dopo entrò in una scuola militare per sottufficiali. Nel 1939, dopo la conquista della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista, emigrò in Polonia e con lo scoppio della Grande Guerra Patriottica si trasferì in Unione Sovietica. Nel 1942, insieme ad alcuni suoi compatrioti si arruolò al 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. L’8 marzo 1943, per la prima volta il battaglione prese parte ai combattimenti contro le truppe tedesche vicino al villaggio di Sokolovo, nella regione di Kharkov in Ucraina. Alle 13.00 in punto circa 60 carri armati e diversi mezzi corazzati tedeschi attaccarono il villaggio. Nel corso della battaglia, la compagnia di Jarosh distrusse 19 carri armati e 6 mezzi corazzati nemici, uccidendo circa 300 tra soldati e ufficiali tedeschi. Durante la battaglia, Jarosh stesso fu ferito due volte, ma continuò a comandare la compagnia e a sparare sul nemico che avanzava. Convinto che non sarebbe sopravvissuto alle ferite, durante la battaglia, Jarosh si mise addosso un mucchio di granate e s’immolò contro un carro armato tedesco, distruggendolo ma pagando con la vita questo suo gesto. Il 17 aprile 1943, con il decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS, Otakar Jarosh, fu insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e divenne così il primo cittadino straniero ad ottenere la più alta onorificenza sovietica. (4)

Rudolf Jasiok, nacque l’8 febbraio 1919 nella città di Havirov, sita nell’attuale Repubblica Ceca. Nel 1931, il padre minatore, insieme alla famiglia si trasferì nella città di Perevalsk, nell’attuale Repubblica Popolare di Lugansk. Nel 1938 prese la cittadinanza sovietica. (5) Dopo essersi laureato nel 1941 a Rostov sul Don, iniziò a lavorare in una fabbrica per la lavorazione del legname nella vecchia città di Molotov, oggi Perm. All’inizio della Grande Guerra Patriottica non fu chiamato in prima linea e rimase a lavorare nella fabbrica. Il 12 febbraio 1942 fu però uno dei primi ad arruolarsi volontario nel 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Nel 1943, dopo aver frequentato la scuola carristi di Tambov, fu inviato al fronte come comandante di un carro armato T34/76. (5) Prese parte alla battaglia per il Dnepr, distruggendo 1 carro armato, 3 cannoni anticarro, 4 postazioni mitragliatrici ed uccidendo due dozzine di soldati tedeschi. Per la liberazione di Kiev fu premiato con la Croce Militare Cecoslovacca e l’Ordine della Stella Rossa. (5) Nel 1944, a capo di un battaglione di carri armati, prese parte all’operazione dei Carpazi orientali. Il 29 settembre effettuò il primo tentativo di sfondamento in Cecoslovacchia. Il 30 settembre, in una battaglia nei pressi del villaggio di Zindranova (Polonia), il suo carro armato fu colpito e distrutto a 100 metri dal confine con la Cecoslovacchia. Il suo corpo fu recuperato dall’abitacolo del carro armato solo l’8 ottobre, e due giorni dopo fu sepolto in un cimitero militare al confine con la Cecoslovacchia. (5) Nel 1969 gli fu conferito postumo il titolo di Eroe della Repubblica Socialista Cecoslovacca. (5) In suo onore fu denominato un reggimento di carri armati dell’esercito della Repubblica Ceca. (6)

Karel Klapalek, nacque a Praga il 26 maggio 1893. Il padre era un impiegato statale e morì prematuramente, così Klapalek, subito dopo gli studi dovette occuparsi di tutta la famiglia, composta da madre, tre fratelli e tre sorelle più piccoli di lui. Dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, nel giugno 1915, fu arruolato in un reggimento di fanteria dell’esercito austro-ungarico ed inviato al fronte orientale. Ma essendo nato a Praga, Klapalek crebbe con una forte influenza anti-austriaca, quindi non avendo il desiderio di lottare per gli interessi altrii, agì come molti cechi arruolati nell’esercito ed alla prima occasione si arrese preferendo la prigionia russa. Nel marzo 1916 fu arruolato nella legione cecoslovacca e ricevette il grado di ufficiale. Nell’estate 1917 prese parte alle battaglie sul fronte sud-occidentale come comandante di un piccolo plotone e si distinse nella battaglia vittoriosa delle forze ceche nell’estate del 1917. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre comandò una compagnia del Corpo Cecoslovacco e partecipò agli eventi della guerra civile in Russia. Nel 1920 tornò in Cecoslovacchia e fu accettato nell’esercito cecoslovacco. Si laureò all’accademia militare e dal 1932 al 1937 insegnò tattica nell’accademia stessa. Nel 1939, dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe della Germania nazista, fu congedato dall’esercito. Iniziò così a lavorare in una società privata come direttore commerciale ed entrò a far parte dell’organizzazione clandestina “Difesa popolare”. A causa del rischio di essere arrestato dai tedeschi, all’inizio del 1940 fuggì dal Paese ed attraversando Ungheria, Jugoslavia e Turchia, raggiunse la Palestina, dove diverse centinaia di cecoslovacchi e slovacchi attendevano l’invio di volontari dalla Francia per unirsi alla causa cecoslovacca. Questi piani non si concretizzarono, dalto che nel maggio del 1940 la Francia fu sconfitta. Quindi la formazione di unità militari cecoslovacche fu attuata dagli inglesi. Klapalek fu nominato comandante di un battaglione di fanteria. Nel maggio 1941, la sua unità militare fu inviata in Nord Africa e combatté valorosamente in tutte le principali battaglie della campagna nordafricana. Soprattutto mostrò tutto il suo valore durante la difesa di Tobruk. Nel maggio del 1943, Klapalek fu richiamato nel Regno Unito e nel settembre dello stesso anno fu nominato vicecomandante della brigata blindata cecoslovacca. Lì entrò rapidamente in conflitto con membri influenti del governo cecoslovacco in esilio. Poiché insistette sulla partecipazione attiva delle unità cecoslovacche alle operazioni di combattimento, anche nel territorio dell’Unione Sovietica, acquisì la reputazione di comunista, sebbene non lo fosse. Alla fine, a Klapalek fu data l’opportunità di prendere parte personalmente alle battaglie e nell’agosto 1944 fu inviato in Unione Sovietica. Immediatamente fu nominato generale di brigata. Fino alla fine della guerra combatté nel corpo, partecipò alla liberazione delle regioni occidentali dell’Ucraina, all’operazione dei Carpazi orientali, alle operazioni del 1945 per liberare la Cecoslovacchia dalle truppe tedesche. Due volte venne ferito in battaglia. Divenne alleato militare e amico personale del comandante del corpo Generale Ludovik Svoboda. Dopo il trasferimento di quest’ultimo, il 5 aprile 1945, il Generale Klapalek fu nominato comandante del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco. Dopo la guerra, il presidente cecoslovacco Edvard Benes, propose la candidatura di Klapalek alla carica di Capo di Stato Maggiore, ma questa proposta fu respinta dal capo del governo cecoslovacco Klement Gottwald. Klapalek fu così solamente nominato comandante del 1.mo Distretto Militare della Cecoslovacchia. Durante il colpo di stato di febbraio del 1948, Klapalek sostenne i comunisti ed organizzò l’invio di armi ai “distaccamenti operai”. Nel 1950, fu rimosso dalla carica di comandante e nel febbraio del 1951 fu espulso dall’esercito. La motivazione addotta fu la scoperta della corrispondenza di Klapalek con ex-compagni di prima linea nel Nord Africa rimasti in Gran Bretagna dopo la guerra. Nel novembre 1952 fu arrestato e nel novembre 1954 condannato a 6 anni di prigione per “propaganda antistatale”. Nell’aprile 1956, dopo la rimozione dei leader vicini a Klement Gottwald, Klapalek fu rilasciato e riabilitato. Non tornò a far parte dell’esercito e rimase a Praga. Con decreto del Presidente della Cecoslovacchia del 24 maggio 1968, Karel Klapalek ottenne il titolo di Eroe della Repubblica Socialista Cecoslovacca. Morì a Praga il 18 novembre 1984, all’età di 92 anni. Tra le onorificenze sovietiche, nel 1945 Klapalek fu insignito dell’ordine di Kutuzov di 2° grado, della Medaglia “per la vittoria sulla Germania nella Grande Guerra Patriottica” e della Medaglia “Per la liberazione di Praga”.

Marija Ljalkova, nacque da una famiglia di etnia ceca, il 3 dicembre 1920 nell’allora città polacca di Gorodenka (oggi Ucraina). Il suo cognome di nascita era Petrusuakova. All’età di 12 anni rimase orfana dei genitori e fu adottata dalla zia. (7) Successivamente si trasferì a Stanislav in Ucraina per proseguire gli studi. Dopo l’attacco della Germania all’Unione Sovietica, fu evacuata nella città di Buzuluk, situata nella regione di Orenburg, dove si formò il 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. (8) Il 1° marzo 1942, dopo aver superato i corsi di medicina e l’addestramento militare di base, fu ammessa nei ranghi di questa unità. Ma subito dopo iniziò a frequentare i corsi per divenire cecchino. (7) Il battesimo in battaglia ebbe luogo nel marzo 1943, nella battaglia di Sokolovo. In quella battaglia, Ljalkova trovò riparo in un luogo isolato e rimase per ore sdraiata immobile sul ghiaccio in attesa d’individuare soldati tedeschi ai quali sparare e così, con il suo fucile SVT-40 riuscì ad ucciderne cinque. Solo la notte successiva, i soldati cecoslovacchi riuscirono a trovarla e recuperarla mentre era in ipotermia e rischiava di morire per assideramento. (9) Durante le battaglie per la liberazione dell’Ucraina, Ljalkova uccise almeno 30 soldati e ufficiali tedeschi. Nel settembre 1944, durante le battaglie per la liberazione della Cecoslovacchia, un proiettile di artiglieria esplose vicino a lei danneggiandogli la spina dorsale e un frammento di mezzo centimetro colpì la testa, ma nonostante tali ferite riuscì a sopravvivere. (9) Dopo la guerra, sposò Mikhail Ljalkov e da costui assunse il cognome Ljalkova. Presto partì per la Cecoslovacchia e si sposò una seconda volta con Vaclav Lastowiecki, cambiando di nuovo il suo cognome in Lastovecka. (7) (9) Lavorò negli ospedali militari di Praga e Olomouc e successivamente si trasferì a Brno. Dall’inizio degli anni ’60 fino alla fine degli anni ’90 lavorò come guida turistica a Brno, grazie all’eccellente conoscenza del russo divenne la guida più ricercata dai turisti dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica. (7) Per le imprese nella Grande Guerra Patriottica le fu assegnato l’Ordine della Stella Rossa e fu anche premiata con la croce militare cecoslovacca. (7) (9) Morì il 7 novembre 2011 a Brno. (8)

Vendelín Opatrny, nacque il 10 marzo 1908 in una piccola cittadina dell’attuale Repubblica Ceca. Lavorò prima come vasaio e poi come falegname. Dall’ottobre 1928 all’aprile 1929 prestò servizio nell’esercito cecoslovacco come mitragliere. (10) Era aderente al Partito comunista della Cecoslovacchia e dal 1937 al 1938 partecipò alla guerra civile in Spagna durante la quale, per il suo valore, fu premiato con sei medaglie. Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe tedesche, partì per Cracovia (Polonia), evitando la reclusione in un campo di concentramento. Dopo la caduta della Polonia, si recò in Unione Sovietica e qui, insieme ad un suo amico, il pilota Jan Ferak, lavorò presso la fabbrica di trattori di Cheljabinsk, che aveva iniziato a produrre carri armati. Nel 1942 fu uno dei primi ad arruolarsi nel 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Partecipò come mitragliere alla battaglia di Sokolovo. Per il coraggio nelle battaglie per la liberazione dell’Ucraina, fu premiato con diverse onorificenze cecoslovacche e sovietiche. Il tenete Opatrny morì il 31 ottobre 1944 durante l’operazione dei Carpazi orientali. Fu insignito postumo dell’Ordine della Guerra Patriottica di 1° grado, dell’Ordine della Stella Rossa e del titolo di Eroe della Repubblica Socialista Cecoslovacca. Fu sepolto nella città polacca di Dukla. Il suo volto è stato impresso su un francobollo cecoslovacco pubblicato nel 1984.

Antonín Sochor, nacque il 16 luglio 1914 nella città tedesca di Logberg nei pressi di Dortmund, in quanto il padre era un minatore ceco recatosi in Germania per lavoro. Nel 1918 la famiglia ritornò in Cecoslovacchia. Dal 1936 prestò servizio nell’esercito cecoslovacco. Quando la sua terra fu occupata dalle truppe di Hitler, egli, insieme ad altri compagni d’armi, emigrò in Polonia nel 1939 e poi, con lo scoppio della Grande Guerra Patriottica, si trasferì in Unione Sovietica. Fu tra i primi a unirsi al 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Nel marzo 1943, in qualità di comandante di plotone di mitraglieri, il tenente Sochor ebbe il battesimo di fuoco nella battaglia di Sokolovo. Si distinse particolarmente nelle battaglie per la liberazione di Kiev. Per decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS del 21 dicembre 1943, per l’abile comando e per l’eroismo e il coraggio mostrati, il cittadino della Cecoslovacchia Antonín Sochor ottenne il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica con l’Ordine di Lenin e la medaglia Stella d’Oro. Quando nella primavera del 1944 fu creato il 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco, partecipò all’operazione dei Carpazi orientali, combattendo in Slovacchia e in Moravia fino alla completa liberazione della Cecoslovacchia dagli occupanti nazisti. Morì in un incidente d’auto il 16 agosto 1950. (11)

Ludovík Svoboda, nacque da una famiglia di contadini il 25 novembre 1895 in un villaggio dell’impero austro-ungarico sito nell’attuale Repubblica Ceca. Nel 1915 si laureò alla Scuola Superiore di Agraria, specializzandosi in agronomia. Nello stesso anno fu chiamato per il servizio militare e a giugno fu inviato come soldato semplice sul fronte orientale. Ben presto però si arrese volontariamente all’esercito russo, preferendo la prigionia piuttosto che combattere contro la Russia. Fu inizialmente detenuto in un campo di prigionia situato vicino a Kiev e poi rilasciato. Rimase a vivere a Kiev dove fu arruolato nei vigili del fuoco della città. Nel 1920, tornò in Cecoslovacchia. Dal 1921 fu arruolato nell’esercito cecoslovacco col grado di capitano. Dopo l’occupazione del Paese da parte della Germania nel marzo 1939, fu congedato dall’esercito e partecipò attivamente al gruppo antifascista locale e nel luglio dello stesso anno fuggì illegalmente dalla Cecoslovacchia, occupata dai tedeschi, rifugiandosi in Polonia. Dopo l’occupazione della Polonia fu catturato dall’Armata Rossa ed inizialmente internato in un campo di prigionia. Ben presto però, partecipò attivamente alla creazione del 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco del quale fu nominato vice comandante. Partecipò combattendo al fianco dell’Armata Rossa alle battaglie per la liberazione dell’Ucraina. Nel settembre del 1944, per volontà delle autorità sovietiche, col grado di generale fu nominato comandante del 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco e combatté fino alla totale liberazione della Cecoslovacchia. Il Maresciallo dell’Unione Sovietica Ivan Konev apprezzò molto le qualità di comandante di Svoboda ed in alcune sue memorie elogiava il coraggio del generale cecoslovacco, ricordando che nonostante il suo grado militare, Svoboda prendeva parte ad alcune battaglie come normale mitragliere al fianco dei suoi soldati. (12) Anche Stalin spese parole di apprezzamento nei suoi confronti, affermando: “Svoboda appartiene al numero di persone in cui credevo e continuavo a credere incondizionatamente in ogni momento“. Dopo la guerra, nell’aprile 1945 fu nominato Ministro della Difesa della Cecoslovacchia. Dopo il colpo di Stato del 1948, aderì al Partito Comunista della Cecoslovacchia e fu eletto deputato dell’Assemblea Nazionale della Cecoslovacchia. Nel 1950 fu nominato Viceprimo Ministro della Cecoslovacchia e Presidente del Comitato di Stato per l’Educazione Fisica e lo Sport. Nel settembre 1951, per ordine del Presidente della Cecoslovacchia Klement Gottwald, Svoboda fu rimosso da tutti i posti statali e congedato dall’esercito. Tornò nella città natale e lavorò in una cooperativa agricola locale. Nel novembre 1952 fu arrestato, ma alcuni giorni dopo fu rilasciato. Dopo la morte di Gottwald, la persecuzione di Svoboda e dei suoi parenti cessò. Nel 1954 ebbe modo di conoscere Nikita Sergeevich Khrushjov durante una visita in Cecoslovacchia da parte del Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Khrushjov fece pressioni sulle autorità cecoslovacche affinché Svoboda venisse reintegrato nell’esercito. Così dal 1954 al 1959 ricoprì il ruolo di Capo dell’Accademia Militare Cecoslovacca. Nel 1959 fu congedato con tutti gli onori militari. Svoboda non si ritirò però dalla vita politica e continuò a rimanere attivamente impegnato in attività sociali. Ricoprì la carica di Vicepresidente dell’Unione dei combattenti antifascisti della Repubblica socialista cecoslovacca, Vicepresidente del comitato di amicizia cecoslovacco-sovietica, lavorò presso l’Istituto di storia militare e condusse un attivo lavoro parlamentare e di propaganda. Il 30 marzo 1968 fu eletto Presidente della Cecoslovacchia e Comandante Supremo delle forze armate della Repubblica Cecoslovacca. Rimase in carica come Presidente della Cecoslovacchia fino all’aprile del 1975. Morì a Praga il 20 settembre 1979. Molte le onorificenze sovietiche ottenute da Svoboda: titolo di Eroe dell’Unione Sovietica (24 novembre 1965), due Ordini di Lenin, Ordine della Rivoluzione d’Ottobre, Ordine di Suvorov di 1° e 2° grado, Medaglia per la vittoria sulla Germania nella Grande Guerra Patriottica, Medaglia per la liberazione di Praga, Premio internazionale Lenin. In suo onore il nome di uno dei viali principali della città di Kharkov (Ucraina) è chiamato con il suo nome. (13)

Richard Tesarík, nacque a Praga il 3 dicembre 1915. Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista, insieme ad altri compagni patrioti emigrò in Polonia nel 1939 e poi, con l’inizio della Grande Guerra Patriottica, si trasferì nell’Unione Sovietica. Nel febbraio 1942 si arruolò nel 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Nel marzo 1943, col grado di capitano ed al comando di una compagnia di carri armati leggeri T-70, ebbe il battesimo di fuoco nella battaglia di Sokolovo. Si mise particolarmente in mostra nella battaglia per la liberazione di Kiev e la compagnia di carri armati da lui comandata fu tra le prime unità militari ad entrare in città ed ebbe il compito di conquistare la stazione ferroviaria di Kiev. Con decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS del 21 dicembre 1943, “per l’abile comando di una compagnia di carri armati e il coraggio e l’eroismo dimostrato nelle battaglie contro gli invasori tedeschi“, fu insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica con l’Ordine di Lenin e la medaglia Stella d’Oro. Il 22 settembre 1944, durante una battaglia fu gravemente ferito. Il carro armato in cui si trovava Tesarík, nel momento in cui si avvicinava alla prima trincea del nemico, fu colpito e prese fuoco. Dell’equipaggio che componeva il carro armato sopravvisse solo Tesarík, che perse coscienza e rimase per ore incastrato all’interno del carro. Quando giunsero i soccorsi, lo condussero immediatamente all’ospedale da campo dove i medici fecero tutto il possibile per salvargli la vita e curarlo dalle ustioni sul corpo, ma non poterono salvargli l’occhio sinistro. Dopo la guerra continuò a prestare servizio nell’Esercito Popolare cecoslovacco. Nel dicembre 1953 fu arrestato e condannato a 9 mesi di carcere per la perdita di documenti segreti. Nell’agosto 1954 fu rilasciato e reintegrato nell’esercito. Nel 1959 fu mandato a studiare all’Accademia Militare dello Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Unione Sovietica a Mosca. Tuttavia, nel 1960, in seguito a suoi continui stati di ubriachezza ed a dichiarazioni antipartito, su richiesta sovietica, fu richiamato a Praga. La goccia che fece traboccare il vaso fu uno scontro ad un ricevimento con un ufficiale dell’esercito della Germania democratica, che Tesarík chiamò fascista. Dopo tale scandalo, in Cecoslovacchia a Tesarík furono ricordati tutti i vecchi peccati e come si fu sin troppo tolleranti nei confronti delle numerose violazioni della disciplina. Così, nel novembre del 1960 fu espulso dal Partito comunista della Cecoslovacchia e fu congedato dall’esercito. Fino al 1966 lavorò come spedizioniere presso una stazione degli autobus. Morì il 27 marzo 1967 per un attacco di cuore. (14)

Stepan Nikolaevich Vajda, di etnia rutena, nacque il 17 gennaio 1922 in un villaggio sito nell’attuale Repubblica Ceca. Studiò alla scuola di grammatica per divenire insegnante. Dopo l’occupazione ungherese dell’Ucraina carpatica, fuggì in Unione Sovietica. Il 10 agosto 1940, attraversato illegalmente il confine, fu arrestato dalle guardie di frontiera sovietiche ed inviato a Stanislav. Il 2 novembre 1940 fu condannato a tre anni di reclusione nei campi di lavoro forzato per l’attraversamento illegale del confine sovietico-ungherese. Fu rilasciato dal campo sulla base del Decreto del Presidium del Consiglio Supremo dell’URSS il 12 gennaio 1943. Il 2 febbraio 1943 arrivò nella città di Buzuluk, nella regione di Orenburg, dove si formava il 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco. Nell’aprile 1943 fu mandato a studiare alla Scuola dei carristi di Tambov e nel giugno 1943 gli fu assegnato il grado militare di sergente ed affidato il comando di un carro armato. Combatté per la liberazione di Ucraina, Polonia e Cecoslovacchia. Morì in Polonia il 6 aprile 1945 colpito da un cecchino tedesco. Fu inizialmente sepolto in Polonia, poi nel 1948 i suoi resti furono trasferiti ad Ostrava (Cecoslovacchia, attuale Repubblica Ceca), dove in suo onore fu eretto un monumento. Il 10 agosto 1945 gli fu conferito postumo il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. (15)

Frantishek Vrana, nacque il 27 gennaio 1914 a Prerov, nell’attuale Repubblica Ceca. Si laureò all’Accademia Militare delle Guardie di Frontiera col grado di tenente di artiglieria. In seguito all’occupazione della Boemia e della Moravia, si trasferì in Polonia. Lì non riuscì a unirsi all’esercito e decise di andare nel Regno Unito, dove prestò servizio nelle forze di difesa aerea. Scrisse articoli per la rivista “Young Czechoslovakia”. Si sposò nel 1941 con Hilda Weisskopf e nel maggio 1944 ebbero una figlia che chiamarono “Vera”. Dopo aver appreso del successo delle operazioni militari del 1.mo Battaglione di Fanteria Cecoslovacco, chiese di poter essere inviato sul fronte orientale. Così nel 1944 si arruolò nel 1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco e partecipò all’operazione dei Carpazi orientali e col grado di capitano fu nominato comandante di un battaglione di carri armati. Il 30 settembre 1944 in Polonia, il suo T-34 fu colpito, ma Vrana dopo essersi spostato su un altro carro armato, continuò l’attacco. Poco dopo però, anche il nuovo carro armato fu colpito ripetutamente da distanza ravvicinata e prese fuoco. Vrána, unico sopravvissuto del carro armato, cercò di uscire dall’abitacolo ma fu circondato dai soldati tedeschi che l’uccisero con una raffica di mitragliatrice. Il suo corpo fu trovato solo una settimana dopo, precisamente l’8 ottobre 1944 e fu sepolto in un cimitero militare al confine con la Cecoslovacchia. Nel 1969, Vrana fu insignito postumo del titolo di Eroe della Repubblica Socialista Cecoslovacca. (16)

Sochor, Burshík e Tesarík

Fonti
1) Divisioni straniere
2) Josef Burshik
3) Generálmajor Josef Bursík
4) Otakar Frantishek Jarosh
5) Rudolf Jasiok
6) Famosi laureati
7) Gorodenka
8) Ljalkova
9) Marija Ljalkova
10) Vendelín Opatrny
11) Antonin Sokor
12) Konev I. S. Note di un comandante di fronte, Edizioni Militari, 1991, P. 284.
13) Ludvik Svoboda
14) Richard Tesarik
15) Stefan Vajda
16) Frantishek Vrana

Annunci

Una risposta a "1.mo Corpo d’Armata Cecoslovacco"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: