L’Iraq abbandona i carri armati statunitensi per quelli russi

La brigata corazzata irachena abbandona gli Stati Uniti M1 Abrams per i carri armati russi T-90. Il cambio di equipaggiamento arriva dopo che gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sull’uso degli M1 alle milizie appoggiate dall’Iran
Joseph Trevithick, The Drive 8 giugno 2018Con l’aiuto della Russia, una delle brigate corazzate irachene cambia i carri armati M1 Abrams di fabbricazione statunitense coi nuovi T-90. Il cambiamento arriva dopo che gli Stati Uniti si sono lamentati degli M1 finiti nelle mani delle milizie sciite appoggiate dall’Iran e potrebbe essere un altro segno che il Cremlino attrae le autorità irachene nella propria sfera d’influenza. Il Ministero della Difesa iracheno annunciava il cambiamento sul sito ufficiale, solo in arabo, l’8 giugno 2018. Secondo una traduzione di Jane’s 360, la 35.ma Brigata della 9.na Divisione ha preso in consegna 39 carri armati T-90S. I rimanenti Abrams andranno alla 34.ma Brigata, un’altra delle unità della 9.na Divisione che impiega M1, così come i vecchi mezzi sovietici. Ufficiali iracheni hanno aggiunto che gli specialisti russi hanno addestrato gli ufficiali e gli equipaggi della 35.ma brigata all’impiego dei nuovi carri armati. Non hanno detto se fossero delle Forze Armate della Russia, dipendenti dal produttore UralVagonZavod (UVZ) o appaltatori privati. L’Iraq ha concluso un contratto con UVZ nel 2016 per 73 carri armati T-90S e SK. Gli iracheni hanno iniziato a riceverli nel febbraio 2018. Il video qui sotto accompagnava l’annuncio del Ministero della Difesa iracheno che la 35.ma Brigata aveva ricevuto nuovi carri armati T-90S.

I T-90S che l’Iraq ha ricevuto sono le versioni più recenti del T-72 sovietico, e sembrano condividere alcune caratteristiche con le nuove varianti T-90SM. Il mezzo rimane in gran parte invariato per configurazione di base e ha una versione modernizzata del cannone principale da 125 mm della versione originale. Il nuovo design ha un motore significativamente più potente, che offre al veicolo una velocità massima di 40 miglia all’ora su strada e un’autonomia di circa 340 miglia con un solo serbatoio. Un carro armato T-90SM, che si distingue notevolmente dai carri armati iracheni in quanto ha una stazione armata telecomandata in cima alla torretta, ma condivide alcune altre caratteristiche, specialmente nella configurazione dello scafo. I carri armati hanno anche un mix di armatura in acciaio e composito che offre migliore protezione rispetto al T-72, oltre a migliori sistemi di controllo del tiro, ottiche per visione notturna e apparecchiature di comunicazione. Va notato che l’esperienza passata dell’Iraq con la serie T-72 è, al meglio, mista. I carri armati erano in particolare poveri durante la prima guerra del Golfo nel 1991 e l’invasione degli Stati Uniti nel 2003, ma per vari motivi. Il T-90SK è una versione per i comandanti di unità, che differisce dal tipo standard per la disposizione di radio e apparecchiature di navigazione aggiuntive. Non sappiamo quanti siano i tipi S ed SK nell’ordine totale dell’Iraq. Il video seguente mostra i lavoratori portuali che caricano il primo lotto di T-90 per l’Iraq su una nave, nel febbraio 2018.

Le versioni irachene del T-90 presentano anche sistemi di difesa aggiuntivi, tra cui un sistema in grado di rilevare designatori laser e telemetri di numerose moderne armi anticarro, e avvisare l’equipaggio dandogli la possibilità di manovrare dietro copertura o schierare uno schermo fumogeno difensivo. Esiste anche una vasta suite di armature reattive (ERA) per difendersi dai missili anticarro ed altre armi anticarro della fanteria, come le granate a propulsione a razzo. Hanno anche schermi di armature a lamelle intorno al vano motore sul retro, per una protezione aggiuntiva contro quest’ultimo tipo di minacce. L’ERA sono blocchi di esplosivo posizionati attorno al veicolo che esplodono verso l’esterno al momento dell’impatto, assorbendo l’esplosione di un colpo in arrivo prima che colpisca lo scafo del veicolo. L’armatura a lamelle fa detonare il proiettile prima che possa causare danni significativi o impedisce fisicamente di colpire il bersaglio. Nessuna di queste difese è progettata per fermare i penetratori cinetici ad alta velocità. E nel caso degli ERA, ogni singolo blocco esplosivo può solo ribattere una minaccia prima di poter essere sostituito e può potenzialmente rappresentare un pericolo per la fanteria vicina amichevole o passanti inermi. Questo può essere un problema significativo nelle operazioni urbane in cui le unità di fanteria d’accompagnamento sono essenziali per proteggere i blindati da imboscate improvvise. Ma a prescindere da questi miglioramenti rispetto ai vecchi T-72, i T-90 da 48 tonnellate non sono semplicemente della stessa classe degli Abrams da 70 tonnellate. In quanto tale, la decisione di rimontare la 35.ma Brigata con i T-90 solleva dubbi sul fatto che l’Iraq consideri gli M1 più grandi e avanzate come costose e complesse da gestire in termini pratici che politici.
Non c’è dubbio che gli Abrams siano più costosi da sostenere, ma nel 2018 sono diventati anche la fonte di una complicata disputa col governo degli Stati Uniti. Almeno dal 2015, fu segnalato che alcuni M1, così come altri veicoli ed equipaggiamenti forniti dagli statunitensi, finirono per trasferimento ufficiale o accordi non ufficiali, nelle milizie irachene come Qataib Hezbollah, da non confondere col gruppo libanese Hezbollah, e l’organizzazione Badr. Questi gruppi sciiti iracheni, che ricevono un sostegno significativo dall’Iran, hanno operato ufficialmente nelle Unità di mobilitazione popolare del Paese (PMU) dal 2014. Nel 2016, le PMU sono entrate ufficialmente nelle Forze Armate irachene. Il video qui sotto mostra una colonna di veicoli che battono bandiere del Qataib Hezbollah nel 2015, tra cui M1 Abrams.

Apparentemente il governo statunitense ha deciso di chiarire di non approvare che gli Abrams finiscano alle PMU dall’ottobre 2017, quando le PMU che avevano acquisito gli Abrams presero parte alla campagna rapida e violenta del governo iracheno per schiacciare l’indipendenza della regione semi-autonoma curda dell’Iraq. Nel febbraio 2018, le forze armate statunitensi finalmente riconobbero pubblicamente che le milizie iraniane avevano ottenuto almeno nove M1, alcuni temporaneamente immobilizzati dalle forze curde nei combattimenti nella città strategica di Qirquq. Al tempo, il Pentagono insisteva sul fatto che l’esercito iracheno avesse recuperato tutti i carri armati delle PMU. “Abbiamo scoperto incidenti in cui alcuni mezzi di origine statunitense, tra cui i carri armati M1 Abrams, sono entrati in possesso di alcuni gruppi PMF“, diceva a Military Times l’8 febbraio 2018 Eric Pahon, usando un altro termine per le PMU. “Continuiamo a sottolineare al governo iracheno, come facciamo a tutti gli alleati e partner, l’obbligo di mantenere i mezzi di origine statunitense sotto il controllo operativo dell’utente finale designato“, aggiunse, sottolineando che gli Stati Uniti non sostengono gruppi collegati all’Iran. In un rapporto al Congresso del maggio 2018, il Pentagono confermava che tutte gli M1 erano di nuovo sotto la custodia del Ministero della Difesa iracheno. Inoltre, osservava che i militari statunitensi avevano iniziato a richiedere regolari rapporti sui carri e sul luogo in cui si trovavano e ponevano restrizioni non specificate sulla manutenzione e supporto dei veicoli al fine di garantire che non tornino alle milizie.
Non vi è alcuna indicazione che la Russia abbia posto restrizioni analoghe sui T-90 o su come tali unità li impieghino. Liberando la 35.ma Brigata dagli M1, il governo iracheno avrebbe potuto effettivamente rendere l’unità più prontamente capace di perseguire i programmi senza interferenze statunitensi. Questo potrebbe essere particolarmente importante per il prossimo governo di coalizione iracheno, che sarà quasi certamente guidato dal blocco politico di Muqtada al-Sadr in testa. I partiti allineati all’alleanza delle riforme di Sadr hanno la maggioranza dei seggi nelle elezioni parlamentari del maggio 2018, ma non abbastanza da formare un governo da soli. Sadr, religioso sciita e una figura politica irachena, aveva guidato una milizia contro l’occupazione statunitense in Iraq e continua ad essere un importante mediatore del potere. Ha forti legami con l’Iran, ma ha anche cercato di sviluppare serie diversificata di alleanze nel Paese e fuori, anche incontrando il potente principe ereditario saudita Muhamad bin Salman. Anche prima dell’elezione, il Primo ministro iracheno Haydar Abadi e la sua amministrazione avevano stretti legami col regime di Teheran e manifestato la volontà di cercare partner al di fuori degli Stati Uniti e dei loro alleati. Fu il governo di Abadi a firmare l’accordo T-90 con la Russia. Con Abadi, l’Iraq ha acquistato anche elicotteri Mi-28NE, aerei da attacco al suolo Su-25, sistemi di difesa aerea Pantsir-S e ora cerca di acquistare la sempre più popolare sistema missilistico S-400. Il suo governo ha anche acquistato armi avanzate, tra cui aviogetti d’attacco leggero e droni armati da Cina, Repubblica Ceca e Corea del Sud, oltre che dagli Stati Uniti. Le trattative irachene con la Russia crescono probabilmente solo se il Cremlino continua a dimostrarsi più disposto degli Stati Uniti a vendere armi avanzate senza restrizioni significative a chiunque formi il prossimo governo a Baghdad. E i russi saranno quasi certamente felici di provare a presentarsi in alternativa agli statunitensi oltre gli affari militari. Il video qui sotto offre una visione unica a 360 gradi di uno delle cannoniere Mi-28NE irachene di fabbricazione russa, durante una missione su Mosul nel maggio 2017.
Come noi di War Zone abbiamo notato molte volte in passato, la Russia è desiderosa di espandere l’influenza in Medio Oriente e desidera sfruttare qualsiasi potenziale frattura tra gli Stati Uniti e tradizionali partner regionali. Il Cremlino del Presidente Vladimir Putin ha compiuto sforzi significativi per migliorare ed espandere i legami con Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Durante lo scontro tra le autorità di Baghdad e il governo regionale curdo nel 2017, la Russia affiancò Iran e Turchia schierandosi dalla parte del primo. Nell’aprile 2018, funzionari di Iraq e Russia, insieme a rappresentanti di Iran e Siria, s’incontravano a Baghdad per discutere degli sforzi regionali contro il terrorismo. E col passare del tempo, e se l’immediatezza della minaccia da parte del SIIL o altri gruppi terroristici continua a ritirarsi, le varie fazioni politiche irachene potrebbero essere più inclini a perseguire i propri programmi. Questi, a loro volta, potrebbero trovarsi sempre più in disaccordo cogli interessi degli Stati Uniti e ulteriormente allontanare i due Paesi offrendo maggiori opportunità a Russia o Iran di colmare il divario. A seconda di come e dove finiscono i T-90, la 35.ma brigata potrebbe diventare uno degli indicatori più visibili di quanto le alleanze irachene possano o meno cambiare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora

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