Un Tomahawk e un missile aerolanciato trasferiti dalla Siria a Mosca per studiarli

TASS, 25 aprile 2018
Frammenti di missili con numeri di serie ci permetteranno di determinare la proprietà delle armi, dichiarava il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, a capo della Prima direzione operativa dello Stato Maggiore delle Forze Armate della RF.Due missili cruise (Tomahawk e un missile aerolanciato) usati nell’attacco alla Siria e che non raggiunsero gli obiettivi venivano consegnati a Mosca. I risultati dell’analisi saranno utilizzati per migliorare le armi russe, dichiarava il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, a capo della Prima direzione delle operazioni dello Stato Maggiore delle Forze Armate della RF. “Parte dei missili non ha raggiunto gli obiettivi, apparentemente a causa di problemi tecnici, minacciando distruzione di beni civili e morte di civili“. Due di essi, tra cui un missile da crociera Tomahawk e un missile aerolanciato, furono consegnati a Mosca. Lo Stato Maggiore mostrava ai giornalisti frammenti dei missili da crociera. “La mostra presenta elementi di missili da crociera navali di produzione statunitense Tomahawk e missili da crociera aerolanciati SCALP e Storm Shadow prodotti da Regno Unito e Francia“, dichiarava l’esperto della Difesa Aerea dello Stato Maggiore Sergej Beznogikh, secondo cui, i militari presentavano elementi notevoli sia dei missili stessi, sia dei loro sistemi di propulsione e di guida, come il sistema di navigazione radiospaziale. “Il buono stato degli elementi, l’assenza di fuoco, parla chiaro dell’impatto delle armi della difesa aerea sui missili da crociera. La presenza di fori sugli elementi dei missili alati indica chiaramente l’efficacia del tiro dei missili antiaerei“, aggiungeva Beznogikh. Frammenti di missili con numeri seriali, scoperti dopo l’attacco di Stati Uniti ed alleati su obiettivi in Siria, determineranno la proprietà delle armi. “I frammenti di missili da crociera trovati in queste aree d’intercettazione hanno fori caratteristici delle testate dei missili antiaerei. Sulle unità vi sono numeri seriali, date e produttori di fabbriche e altri dati. Gli specialisti potranno di identificare facilmente l’appartenenza di questi frammenti“, dichiarava Rudskoj. Gli esperti russi hanno trovato tracce di 22 missili sui 105 dell’attacco alla Siria rivendicati dalle forze armate statunitensi. Un’analisi dettagliata dei risultati degli attacchi fu effettuata dallo Stato Maggiore delle Forze Armate della RF. “I frammenti di missili raccolti, lo studio dei fori e natura della distruzione degli obiettivi permettono di concludere che su 105 lanci dichiarati nell’area obiettivo, non più di 22 colpirono i bersagli”, affermava Rudskoj. Secondo le dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, affermava Rudskoj, lo scopo dell’attacco missilistico era distruggere il presunto potenziale produttivo siriano di sostanze velenose e depositi di munizioni speciali. Secondo i capi militari occidentali, tale “potenziale” si concentrava su tre siti: il centro di ricerca di Barzah, alla periferia di Damasco, deposito sotterraneo e sue strutture a Qim Shinshar, nella provincia di Homs. Secondo Stati Uniti, Regno Unito e Francia, ebbero successo. “Sostengono che tutti i missili colpirono i bersagli designati, mentre il centro di ricerca scientifica di Barzah fu colpito da 76 missili da crociera e i magazzini di Qim Shinshar da 29 missili da crociera“. In totale, secondo gli statunitensi, furono lanciati 105 missili.
Secondo una fonte del Ministero della Difesa siriana, due missili cruise inesplosi furono scoperti dall’Esercito arabo siriano il 17 aprile e il 18 aprile furono inviati a Mosca via aereo.

Obiettivi dell’attacco
Nelle strutture in Siria colpite da Stati Uniti ed alleati, non c’erano armi chimiche, i test effettuativi lo confermano, dichiarava Rudskoj. “La prima struttura è il centro di ricerca di Barzah alla periferia di Damasco, e nel 2017 l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche vi condusse ispezioni, confermando i risultati secondo cui non vi era alcuna attività correlata a sviluppo e produzione di sostanze velenose… La seconda struttura era un deposito sotterraneo a “Qim Shinshar” nella provincia di Homs, le armi chimiche in questa struttura non ci sono mai state… Il terzo era il deposito di Qim Shinshar presso Homs, e neanche qui vi furono mia sostanze velenose“, dichiarava Rudskoj. “Inoltre, per determinare il livello di possibile contaminazione del terreno a seguito dell’attacco missilistico e la minaccia al la popolazione civile, tutti i campioni necessari furono presi da specialisti russi in guerra nucleare, chimica e biologica a Barzah, e le loro analisi non rivelavano sostanze chimiche tossiche e agenti tossici“, dichiarava il generale. “Nell’area del Barzah Research Center furono trovati solo 30 fori su 76 dichiarati, come dimostra la natura della distruzione degli edifici e delle strutture del centro e degli edifici intatti a una distanza di non più di cento metri. Anche se prendiamo in considerazione che la tesata del missile da crociera Tomahawk è di 150-200 kg di esplosivo, quindi secondo la versione statunitense, senza i missili terra-aria lanciati da due bombardieri B-1B, si trattava di almeno 8,5 tonnellate di esplosivo. A seguito di tale esplosione, il centro di ricerca e sviluppo di Barza avrebbe subì molti più danni, ma non furono osservati“, dichiarava Rudskoj, secondo cui, l’intelligence ottenuta, il controllo dei sistemi di difesa aerea, i lavori sul campo e un’indagine coi testimoni mostravano che Pantsir, Osa, Strela-10, Buk, Kvadrat e S-125, che proteggono la capitale della Siria e i vicini aeroporti dell’Aeronautica militare siriana di Duwali, Dumayr, Bulay e Maza, distrussero 46 missili da crociera.
La ragione per attaccare la Repubblica Araba fu l’incidente del 7 aprile nella città di Duma, dove, secondo alcune dichiarazioni, furono usate armi chimiche “Viste le traiettorie della loro rotta e le capacità delle strutture di difesa aerea siriane, furono colpiti in cinque aree d’intercettazione, tre ad ovest della capitale siriana e altre due ad est“, spiegava il generale. Secondo i rappresentanti del Pentagono, 22 missili caddero nelle strutture di Qim Shinshar. “Ma registrammo non più di 7 colpi, indicati dall’immagine satellitare“, dichiarava Rudskoj. “Secondo la nostra intelligence, il deposito sotterraneo di “Qim Shinshar”, secondo le forze armate statunitensi, fu colpito da sette missili, ma solo due vi furono registrati“, dichiarava il generale. “Allo stesso tempo, il danno maggiore dei costosi e cosiddetti missili “intelligenti” fu causato ad edifici che non avevano nulla a che fare con le attività militari“, sottolineava. 20 missili furono abbattuti in tre aree di intercettazione della zona di responsabilità della difesa aerea di Homs da sistemi missilistici antiaerei Pantsir, Osa, Buk, S-125 e Kvadrat, delle Forze Armate siriane.
Lo Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa fu sorpreso dalla scelta degli obiettivi di Stati Uniti e loro alleati. Se ci fossero state sostanze velenose nelle strutture, decine di migliaia di persone sarebbero morte, osservava Rudskoj. “Allo stesso tempo, la logica della leadership politico-militare di Stati Uniti, Regno Unito e Francia non è chiara nella scelta di questi obiettivi. Se, secondo loro, avessero avuto effettivamente scorte di sostanze velenose, che quando colpite da missili da crociera potrebbero contaminare grandi aree. E nel caso di Damasco, decine di migliaia di persone sarebbero inevitabilmente perite“, dichiarava Rudskoj, che notava che in qualsiasi Paese le strutture in cui viene condotta la ricerca di armi chimiche e in cui le munizioni sono immagazzinate sono attentamente protette a causa del grande pericolo per la popolazione. “Tuttavia, nulla di simile è accaduto nei tre obiettivi menzionati (il centro di ricerca Barza alla periferia di Damasco, il deposito sotterraneo e il bunker di Qim Shinshar nella provincia di Homs): erano edifici ordinari, e subito dopo la distruzione di questi obiettivi, molte persone che vi lavorano persero il lavoro; e senza alcun mezzo di protezione, nessuno fu colpito da sostanze velenose“, notava il generale, secondo cui, le tre strutture scelte dagli Stati Uniti per distruggere il presunto potenziale nella produzione di agenti chimici siriana aveva tali sostanze.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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