Come un soldato tedesco divenne eroe dell’Unione Sovietica

Boris Egorov, RBTH 4 aprile 2018Fritz Schmenkel non fu l’unico soldato tedesco che lasciò le file della Wehrmacht passando coi sovietici, ma fu il solo decorato col massimo riconoscimento dell’URSS. La defezione dei soldati tedeschi verso i sovietici durante la Grande Guerra Patriottica non può non essere definita fenomeno comune; furono centinaia. La maggior parte di loro non fu autorizzata dai sovietici a partecipare ai combattimenti furono tenuti lontani dal fronte. Il più noto disertore tedesco che tuttavia ebbe la possibilità di combattere contro i nazisti fu Fritz Schmenkel, operaio di Stettino, mobilitato come soldato dalla Wehrmacht. Per diversi anni combatté al fianco dei partigiani contro l’esercito tedesco; Schmenkel organizzò e partecipò a decine di operazioni e missioni di sabotaggio. Sfortunatamente, i suoi meriti furono elogiati solo 20 anni dopo la morte.

Un fedele anti-nazista
Fritz Schmenkel aveva sempre disprezzato e odiato il nazismo, specialmente da quando i nazisti gli uccisero suo padre durante una manifestazione comunista nel 1923. Condividendone le opinioni, Fritz aderì alla Lega comunista giovanile della Germania. Non partecipò alla grande lotta clandestina, ma fu comunque sempre sorvegliato dalla Gestapo. Nel 1938, Fritz Schmenkel fu mobilitato nell’esercito tedesco, anche se non per molto. Per i suoi appelli contro la guerra e la renitenza fu condannato al carcere. Nell’ottobre 1941, Fritz fu rilasciato e mandato al fronte orientale per “rieducazione”. Lì decise di disertare. Nell’ultima lettera alla moglie Erna del 25 novembre scrisse: “Ora so cosa fare”.

“Lenin, Stalin, Thälmann”
Alla fine di novembre 1941, Fritz Schmenkel abbandonò la 186.ma Divisione di fanteria, schierata nella regione di Smolensk. Cercando di raggiungere le unità dell’Armata Rossa, Fritz si nascose nei villaggi locali. Schmenkel non parlava russo, ma usava una combinazione di tre parole “Lenin, Stalin, Thälmann”, che aiutava ad avere cibo e riparo dalla popolazione. In cambio li aiutava nei compiti domestici. Ma un giorno la fortuna finì: fu catturato dai tedeschi. Condannato all’esecuzione come disertore, Schmenkel fu salvato dall’unità partigiana “Morte al fascismo”, che entrò nel villaggio e prese Fritz.

Ivan Ivanovich
Sebbene i partigiani avessero scoperto la storia di Schmenkel, vi avevano poca fiducia. Non gli fu data alcuna arma, solo un binocolo. Erano pronti a sparargli se sbagliava mossa. Eppure, un giorno Fritz ebbe la possibilità di illustrarsi. Quando un villaggio dove si trovava l’unità partigiana fu circondato dalle truppe tedesche, Fritz trovò un fucile e dimostrò le sue perfette abilità di tiro, facendo molto per salvare l’unità. Si conquistò piena fiducia e rispetto dei partigiani impressionati, che gli diedero persino un soprannome: Ivan Ivanovich. Insegnò ai partigiani come usare una mitragliatrice tedesca MG-42, partecipò alle battaglie, catturò disposizioni nemiche e impersonò un tenente tedesco in imboscate e missioni di sabotaggio. Le informazioni su questo soldato tedesco in lotta contro l’esercito tedesco arrivarono a Berlino. Come ricompensa per la cattura di Schmenkel, ai cittadini sovietici furono promessi otto ettari di terra, una casa e una mucca, mentre i soldati tedeschi avrebbero ricevuto 2000 marchi e due mesi di ferie. Per miracolo, Ivan Ivanovich evitò la morte quando il 23 gennaio 1943 le truppe tedesche lanciarono l’Operazione Stella cadente, che mirava a cancellare l’unità partigiana “Morte al fascismo“. Oltre 1500 dei circa 4000 partigiani furono uccisi o catturati.

Sabotaggio
Il comando sovietico decise che sarebbe stato meglio usare le abilità uniche di Schmenkel nelle operazioni di sabotaggio più importanti, piuttosto che nell’attività partigiana. Nel giugno 1943 fu convocato nel reparto da ricognizione del Fronte Occidentale. Dopo l’addestramento, Fritz fu assegnato come vicecomandante dell’unità di sabotaggio “Campo”, che operava nella Bielorussia occidentale. A fine dicembre 943, “Ivan Ivanovich” partì per l’ultima missione dietro le linee nemiche. Diverse settimane dopo fu catturato insieme a due compagni e giustiziato a Minsk il 22 febbraio 1944. Dopo di ciò, il suo nome fu dimenticato per anni.

Riconoscimento tardivo
Il nome di Fritz Schmenkel riemerse solo nel 1961, quando le autorità di sicurezza sovietiche investigarono su un caso di un’unità della Polizei distrutta dai soldati di Schmenkel. Sorpresa che un tedesco fosse responsabile di un’unità partigiana, la squadra investigativa iniziò a raccogliere informazioni sulla sua vita. Dopo tre anni di ricerche, quando tutti i dettagli divennero chiari, Fritz Schmenkel fu decorato postumo coi massimi riconoscimenti sovietici: Ordine di Lenin ed Eroe dell’Unione Sovietica. La popolarità di Schmenkel crebbe in modo significativo: divenne l’eroe di articoli, libri e film. Sua moglie Erna fu invitata in Unione Sovietica. Una strada a Berlino e il Primo Squadrone da Caccia dell’Aeronautica della Germania Democratica ne presero il. Tuttavia, dopo la caduta del blocco sovietico, Fritz Schmenkel tornò nell’oblio.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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