Quali armi progettò l’Unione Sovietica per la guerra spaziale?

Boris Egorov RBTH 12 aprile 2018Per decenni Stati Uniti ed Unione Sovietica si prepararono a una possibile guerra nello spazio. Decine di progetti incredibili per stazioni di combattimento e caccia spaziali furono sviluppati, anche se quasi alcuno venne realizzato.

Spazioplani da combattimento
Quando alla fine degli anni ’50 gli Stati Uniti lanciarono il programma per creare lo spazioplano Boeing X-20 Dyna-Soar, l’Unione Sovietica decise che doveva creare uno spazioplano militare per future guerre nello spazio. Così nacque il progetto Spiral. Secondo il piano, lo spazioplano sovietico doveva essere lanciato da un vettore aereo ed entrare in orbita. Lì, diverse versioni dello spazioplano avrebbero svolto una serie di compiti. Dopo aver raggiunto la quota di 130 km, uno spazioplano da ricognizione avrebbe monitorato obiettivi in orbita e sulla Terra. Tra i suoi compiti c’era il trasferimento delle coordinate dell’obiettivo da colpire agli altri spazioplani. Dopo aver ricevuto tali coordinate, gli spazioplani d’attacco entravano in azione, lanciando missili “spazio-terrestri” con testate nucleari, colpendo obiettivi sulla Terra. I loro bersagli principali erano i gruppi d’attacco delle portaerei nemiche. Anche se il missile sbagliava di 200 metri, l’obiettivo sarebbe stato comunque terminato. Le successive versioni erano gli intercettori spaziali. La versione da combattimento ravvicinato avrebbe attaccato bersagli in orbita con sei missili da una distanza di 30 km, mentre l’intercettore a lungo raggio avrebbe colpito le navi spaziali nemiche ad una distanza di 350 km. In alternativa, gli spazioplani del progetto Spiral sarebbero stati trasportati dalla navetta riutilizzabile Buran-B, l’analogo sovietico degli Space Shuttle.

Stazioni spaziali da combattimento
Il primo progetto di stazione spaziale sovietica fu denominato Diamante, seguita da Scita e Cascata. Dopo essere entrati in orbita, le stazioni da combattimento dovevano sembrare intese per scopi pacifici, fin quando non erano necessarie alle forze armate. Tra i compiti delle stazioni spaziali sovietiche c’era la distruzione di veicoli spaziali e missili balistici intercontinentali nemici, oltre a importanti obiettivi navali, terrestri e aerei. La principale differenza tra le stazioni era nel tipo di armi che avrebbero dovuto usare. Mentre la stazione Cascata avrebbe teoricamente usato missili per colpire bersagli nell’orbita terrestre bassa (2000 km sull’equatore terrestre), Scita doveva colpire i bersagli con un’arma laser nell’orbita terrestre media (oltre 2000 km) e geostazionaria (35786 km). Inoltre, le stazioni civili furono progettate per essere protette da un cannone sovietico Nudelman-Rikhter NR-23, che a sua volta doveva essere sostituito da futuristici missili “spazio-spazio” che non furono mai realizzati.

Satelliti da combattimento
Durante la Guerra Fredda, l’eliminazione dei satelliti nemici era considerata uno degli elementi più importanti della possibile guerra spaziale. Uno dei modi per abbatterli era utilizzare missili balistici lanciati da installazioni a terra, navi da guerra e aerei. A tale scopo, gli ingegneri sovietici svilupparono il sistema di protezione spaziale Narjad e il missile antisatellite per i caccia MiG-31, progetti rimasti incompiuti. Un altro modo, che ebbe priorità in Unione Sovietica, era abbattere i satelliti utilizzando speciali caccia satellitari. Queste piccole macchine dovevano essere poste in orbita puntando ai satelliti nemici e lanciare una testata a frammentazione per distruggerli. Tale esplosione sarebbe stata efficace fino a un chilometro dall’obiettivo. A differenza della maggior parte degli altri progetti per il combattimento spaziali, il programma del caccia satellitare fu completato con successo. Divenne operativo nel 1979 ed abbandonato nel 1993.

Armi per cosmonauti
L’Unione Sovietica progettò non solo velivoli spaziali da combattimento, ma anche le armi personali per i cosmonauti. Uno degli esempi più noti fu la pistola a canna tripla TP-82. Dato che le armi da fuoco non potevano essere usate nello spazio, la pistola doveva essere usata dai cosmonauti dopo l’atterraggio contro gli animali selvatici (se necessario). Per la guerra spaziale, gli ingegneri sovietici progettarono una pistola laser, sicura a bordo di una nave spaziale. Una pistola a caricatore che utilizzava la tecnologia pirotecnica per sparare un raggio per disabilitare i sensori ottici della navicella nemica. Poteva anche accecare un uomo ad una distanza di 20 metri. L’unico prototipo è esposto al Museo dell’Accademia delle Forze Strategiche Missilistiche Pietro il Grande, nella Regione di Mosca.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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