L’India preferisce i sistemi S-400 russi agli inutili Patriot

Quando si tratta degli interessi per la sicurezza di una nazione, nessuno bada a ciò che pensa Washington
Frank Sellers, The Duran 7 aprile 2018

Nirmala Sitharaman

L’India inviava a Mosca la Ministra della Difesa Nirmala Sitharaman per finalizzare un accordo per l’acquisto di sistemi antimissile S-400 russi con un accordo del valore di circa 6 miliardi di dollari. L’accordo viene stipulato nonostante le sanzioni statunitensi alla Russia e ai suoi produttori di armi e gli sforzi degli Stati Uniti per rifilare i loro sistemi Patriot al governo indiano. L’India definiva l’accordo nel 2016 e sarà concluso con la visita di Sitharaman. Secondo Financial Express: “L’accordo sull’S-400 Triumf potrebbe essere l’agenda principale della Ministra della Difesa Nirmala Sitharaman durante la visita a Mosca. Il primo accordo per esaminare il contratto per l’acquisizione dell’S-400 Triumf, sistema d’arma antiaerea multifunzionale a medio e lungo raggio (AAMS), fu firmato tra India e Russia nel 2016. La Cina fu in realtà il primo acquirente dell’S-400 Triumf. L’India ora può siglare l’accordo con la Russia a un costo di 40000 crore di rupie, desiderando procurarsi il sistema antiaereo per ridurre la minaccia ai confini con Cina e Pakistan. Il sistema missilistico antiaereo è sviluppato dalla compagnia statale russa Almaz-Antej Corporation. L’S-400 è una versione aggiornata dell’S-300. Il nuovo S-400 Triumf che l’India vuole acquisire ha un complesso radar multifunzione comprendente un sistema radar di quota, quattro lanciamissili e un centro radio mobile. Il sistema d’armi antiaereo vanta la capacità di distruggere aerei da combattimento, da ricognizione, missili e droni spia a una distanza di 400 km e alla quota di 30000 metri. L’Indian Air Force ha una grave carenza di squadroni di caccia. La forza attuale degli squadroni da caccia è di 32, la più bassa da un decennio. L’India attualmente ha bisogno di almeno 42 squadroni per proteggere i confini con Pakistan e Cina. Con una carenza di almeno 8 squadroni, e con ogni squadrone con almeno 18 caccia, la quantità che l’India non dispone ora è di 144 caccia. L’Indian Air Force ora dipende principalmente da MiG-21 e Su-30MKI, SEPECAT Jaguar, Mirage 2000 e sei HAL Tejas. L’India non ha ancora ricevuto i 36 Rafale francesi e 40 aerei da combattimento HAL Tejas. La forza esistente potrebbe anche perdere altri 14 squadroni entro il 2020, mettendo l’India nel disperato bisogno di rafforzare le forze armate”.
A prescindere dall’accordo sull’S-400 Triumf, Nirmala Sitharaman probabilmente sigla molti altri accordi sulla difesa con la Russia. In vista della visita, la Russia aveva già offerto 21 aerei da caccia MiG-29 all’India. Nonostante i MiG-29 siano già in servizio, il nuovo accordo aiuterà l’India a combattere la crisi degli aviogetti da combattimento e potrebbe anche vedere l’ulteriore sviluppo del tentativo di ottenere elicotteri Ka-226T. Il primo accordo intergovernativo fu firmato nel 2015 e la Russia comunicò nel 2017 la consegna di 200 elicotteri all’India in nove anni. Elicotteri russi e HAL hanno già raggiunto l’accordo per assemblare gli elicotteri a Tumakuru, nel Karnataka. L’acquisizione degli elicotteri operativi ed anche della tecnologia necessaria da assemblare in India sarà probabilmente definita durante la visita. L’India potrebbe anche firmare accordi per l’acquisizione di altri elicotteri da trasporto armati Mi-17V5. Oltre alle principali operazioni di approvvigionamento di armi, l’India lavorerà anche a un nuovo accordo quadro e un contratto con la Russia per realizzare ricambi e aggiornamento tecnologico per i sistemi d’arma russi in servizio in India. Come nell’iniziativa Make in India, il Ministero della Difesa vuole che i ricambi e gli aggiornamenti avvengano in India. Ciò aiuterà l’India a potenziare la procedura Make-II ed inoltre alimenterà le attività della Russia nella produzione di pezzi di ricambio per carri armati T-90, aviogetti Sukhoj, elicotteri Mil e Kamov e pezzi di ricambio per le fregate. L’India probabilmente si procurerà anche 2 fregate per la Marina.
Del sistema Patriot statunitense non ne rimasero colpiti, date le scadenti prestazioni a Riyadh. Il Financial Times fornisce una descrizione elegante: “Il 25 marzo, le forze huthi dello Yemen spararono sette missili su Riyadh. L’Arabia Saudita confermò ed affermò di averli intercettati tutti. Non era vero. Non solo i relitti caddero su Riyadh uccidendo almeno una persona e mandandone altre due in ospedale. Non ci sono prove che l’Arabia Saudita abbia intercettato alcun missile. E questo solleva domande scomode non solo sui sauditi, ma sugli Stati Uniti, che sembrano aver venduto, anche al loro pubblico, un inutile sistema di difesa missilistico. Le immagini dai social media sembrano mostrare le batterie dei Patriot sauditi sparare gli intercettori. Ma ciò che questi video mostrano non sono dei successi. Un intercettore esplode catastroficamente subito dopo il lancio, mentre un altro compie una virata a mezz’aria schiantandosi ululando su Riyadh, esplodendo a terra. È possibile, naturalmente, che uno degli altri intercettori abbia funzionato, ma è dubbio. Questo perché il Middlebury Institute of International Studies, ed io, esaminammo due diversi attacchi missilistici in Arabia Saudita nel novembre-dicembre 2017. In entrambi i casi, si scoprì che fu assai improbabile che i missili fossero stati abbattuti, nonostante le dichiarazioni dei funzionari. Il nostro approccio era semplice: mappavamo la caduta dei rottami, tra cui struttura e testata del missile, e dove si trovavano gli intercettori. In entrambi i casi, emerse un modello chiaro. Il corpo del missile cadde su Riyadh, mentre la testata si separò sorvolando le difese cadendo vicino al bersaglio. Una testata cadde a poche centinaia di metri dal Terminal 5 dell’aeroporto internazionale Re Qalid di Riyad. Una seconda testata, sparata poche settimane dopo, quasi demolì un concessionario Honda. In entrambi i casi, era chiaro che nonostante le dichiarazioni ufficiali saudite, i due missili non furono abbattuti. Non è nemmeno sicuro che l’Arabia Saudita abbia persino tentato d’intercettare il primo missile, nel novembre 2017. Il punto è che non ci sono prove che l’Arabia Saudita abbia intercettato alcun missile durante il conflitto nello Yemen. E questo solleva un pensiero inquietante: c’è qualche ragione per pensare che il sistema Patriot funzioni?” Nel frattempo, la Turchia definiva l’accordo per l’acquisto del sistema S-400 dalla Russia nonostante le nuove sanzioni statunitensi. In effetti, la Russia fa il possibile per accelerare la consegna dei sistemi. La Turchia acquisterà quattro batterie di S-400. Apparentemente, quando si arriva al dunque, e quando gli interessi della sicurezza di una nazione sono in gioco, nessuno bada a ciò che pensa Washington.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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