Come la Russia ha sostenuto la vittoria della Siria

Oriental Review, 14/12/2017Vladimir Putin interrompeva inaspettatamente il viaggio in Egitto fermandosi sulla base aerea russa di Humeymim in Siria annunciando la conclusione della campagna militare di maggior successo della Russia all’estero. Migliaia di missioni di combattimento furono svolte, decine di migliaia di terroristi e loro infrastrutture eliminati e centinaia di città e cittadine siriane liberate. Abbiamo già pubblicato resoconti su come piloti, operatori speciali, marines, medici e diplomatici russi hanno trascorso due anni aiutando il legittimo presidente della Siria, Bashar al-Assad, a tenere insieme il suo Paese e a liberarlo dai terroristi.

La Russia entra nel conflitto
Nell’autunno 2015, la guerra in Siria si trascinava da quattro lunghi anni. Le dimostrazioni antigovernative del marzo 2011 divennero rapidamente schermaglie coi militari. Le fazioni terroristiche “dirottarono” immediatamente le proteste. Ben presto, il ruolo principale nella battaglia contro il regime fu giocato da estremisti di Stato islamico, Jabhat al-Nusra, al-Qaida e molte fazioni di ciò che fu definita “opposizione moderata”, principalmente l’esercito libero siriano sostenuto dall’occidente. Fin dall’inizio, la Russia sostenne diplomaticamente la Siria. Nella primavera 2011, Vitalij Churkin, defunto rappresentante permanente della Federazione russa presso l’ONU, pose il veto alle bozze di risoluzione di natura anti-siriana al Consiglio di sicurezza proposte da certi Paesi occidentali e arabi. Inoltre, la Russia sostenne il governo di Bashar al-Assad fornendo armi, equipaggiamento militare e munizioni, oltre ad addestrare ufficiali e inviare consiglieri militari. Ma mentre le organizzazioni terroristiche e le forze dell'”opposizione moderata” continuavano ad avanzare, divenne chiaro che questo sostegno non bastava. L’Esercito arabo siriano perdeva energia. Enormi perdite, mancanza di materiali essenziali e morale basso costrinsero i soldati fedeli ad Assad a cedere sempre più terreno, ritirandosi fino alla provincia costiera di Lataqia e a Damasco. Nel settembre 2015 sembrava che il leader della Siria rimanesse al potere solo per poche settimane. Così quel mese, su richiesta del Presidente Bashar al-Assad, il Consiglio della Federazione russa approvò la decisione di Vladimir Putin di trasferire truppe russe in Siria. Il 30 settembre iniziò l’operazione militare russa nel Paese.

La composizione della flotta aerea russa
La composizione della flotta aerea spesso cambiava in base ai compiti assegnati. Sulla base dei dati disponibili, nei vari momenti incluse:
10 caccia multiruolo Su-35S
4 caccia multiruolo Su-27SM
16 caccia multiruolo biposto Su-30SM
12 cacciabombardieri Su-34
30 bombardieri di prima linea Su-24M
12 aerei d’attacco Su-25SM
15 elicotteri multiruolo Mi-8 nelle varie versioni
15 elicotteri d’attacco Mi-24 e Mi-35
5 elicotteri d’attacco Ka-52
Furono persino bombardate le basi dei terroristi dalla Federazione Russa con:
6 bombardieri supersonici Tu-160
5 bombardieri strategici Tu-95MS
14 bombardieri a lungo raggio Tu-22M3
Gli aerei di preallarme A-50 e Tu-214R e l’aereo di ricognizione radio Il-20M1 coordinavano le operazioni aeree, effettuando missioni di ricognizione e individuando gli obiettivi.Attività aeree e navali
L’Aeronautica russa gestì la scena in Siria. Campi di addestramento, posti di comando, depositi di armi e munizioni, giacimenti petroliferi e convogli di autocisterne dei terroristi furono decimati dai massicci attacchi lanciati dalla base aerea di Humaymim, dalle basi per i raid aerei e dalla portaerei Admiral Kuznetsov. Bombardieri, aerei tattici e aerei da combattimento, sfruttando il totale dominio dell’aria, distrussero più di 100000 diverse strutture terroristiche. La prima ondata dei massicci attacchi aerei contro lo SIIL si ebbe a fine 2015. Fu allora che gli aerei russi polverizzarono un posto di comando sotterraneo, bunker e depositi nella provincia di Hama. Durante la cruciale missione “cerca e distruggi” delle autocisterne, i cacciabombardieri Su-34 distussero circa 500 autocisterne cariche di prodotti petroliferi, oltre a decine di raffinerie di petrolio, polverizzandole nella sabbia. Fu il pugno allo stomaco bellico dello SIIL, poiché sua principale fonte di reddito era il contrabbando di oro nero. Alla fine del 2015, il deserto siriano fu scosso da colpi ancor più potenti: i bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95MS e i bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 sganciarono più di tre dozzine di missili e diverse bombe, distruggendo posti di comando e distaccamenti dello SIIL nelle province di Idlib e Aleppo, nonché campi di addestramento degli attentatori suicidi. Nell’estate 2016, i bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 decollarono dalla base aerea Hamadan in Iran e sganciarono le bombe su obiettivi terroristici ad Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib. Regolari missioni aeree supportarono le operazioni siriane dall’inizio alla fine. Oltre agli aerei, la Russia impiegò efficacemente navi da combattimento, sottomarini e sistemi missilistici costieri in Siria. Alcuni armamenti vi furono testati in condizioni operative. Nel novembre 2016 l’esercito russo impiegò i sistemi di difesa costiera Bastion per distruggere in modo spettacolare un grande deposito dei terroristi, impiegando i missili antinave Oniks. Nell’ottobre 2015, la Marina russa lanciò il noto attacco missilistico dal Mar Caspio che annientò le posizioni dei terroristi con una dimostrazione di forza senza precedenti. La Daghestan, fregata lanciamissili e le corvette lanciamissili Grad Svijazhsk e Velikij Ustjug scatenarono un enorme sciame di missili da crociera Kalibr che sorvolando diversi Paesi distrussero oltre una dozzina di obiettivi nel territorio occupato dai terroristi. Nel giugno 2017, le fregate della Marina russa Admiral Essen ed Admiral Grigorovich, così come il sottomarino Krasnodar, dal Mar Mediterraneo lanciarono missili da crociera Kalibr infliggendo un duro colpo ai comandi e depositi di munizioni dei terroristi nella provincia di Hama. La liberazione di Aleppo fu la svolta finale per le forze governative siriane, dopo di che fu possibile ritirare la metà delle formazioni aeree dalla base aerea Humaymim, nel maggio 2017.

La costruzione della vittoria
Gli aerei russi poterono effettuare continui attacchi sugli obiettivi terroristici in Siria. Dall’inizio delle operazioni a settembre 2017 furono effettuate oltre 30000 sortite e circa 92000 attacchi sui terroristi. Gli aerei russi colpirono i terroristi col sostegno attivo delle forze d’élites dell’esercito russo, i soldati delle Forze speciali condussero missioni di ricognizione e puntamento per aerei ed artiglieria, addestramento di soldati e ufficiali siriani, incursioni nel territorio nemico, organizzando innumerevoli imboscate lungo le rotte dei convogli dei terroristi e neutralizzando i capi delle bande criminali. Navi e velivoli del Syrian Express ebbero un ruolo importante inviando armi, blindati e munizioni nel Paese in guerra. I medici russi furono protagonisti di veri atti di eroismo, curando civili e militari feriti in guerra. E un ruolo enorme nella risoluzione della crisi siriana fu svolto dai diplomatici russi che avviarono le trattative di Astana, permettendo di stabilire le zone di de-escalation in Siria ancora oggi efficacemente attive. Ma naturalmente è il popolo siriano che otteneva la vera vittoria, l’esercito russo l’aveva solo aiutato a ricordargli che il nemico può essere sconfitto anche se gode del sostegno incondizionato dell’occidente.

Il futuro
Fu rivelato a fine novembre che le forze russe di stanza presso la base aerea Humeymim, a Lataqia, e la base navale di Tartus, rimarranno, La loro presenza permetterà alla Russia di respingere qualsiasi minaccia dal Mediterraneo orientale e di garantirsi la parità strategica che assicuri la pace in questa regione instabile. Mentre il processo di pace siriano è in corso, la situazione nel Paese e ai confini è molto fragile. Gli attori chiave e gli approfittatori sono ancora presenti e non vogliono lasciare il territorio siriano. L’obiettivo principale è quindi impedire al “partito sconfitto” di minare i colloqui e assicurare i programmi di ricostruzione, ristrutturazione e stabilizzazione necessari alla normale vita sociale, economica e politica della Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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