Il sottomarino San Juan: intelligence e versioni alternative

Kontra Info, 21 novembre 2017Prima della quasi nulla comunicazione ufficiale da parte del governo nazionale sul tragico caso del sottomarino ARA San Juan, i social network erano afflitti da versioni alternative. “La Hora Sin Sombra” li ha compilati e su Kontra Info abbiamo fatto un’analisi critica di ognuno di esse nel tentativo di dare chiarezza su ciò che potrebbe esser effettivamente accaduto:
Versione 1: Secondo una nota pubblicata dal giornalista Daniel do Campo Spada per la TV Mundus, fonti della Marina indicavano che il sottomarino è scomparso perché cercano di nascondere l’incidente causato da un missile che, “per errore”, sarebbe stato sparato da una nave nordamericana che operava “in segreto” nell’Atlantico meridionale, in manovre congiunte con la Gran Bretagna.
Analisi critica: è improbabile che qualcuno spari “per sbaglio” un missile, dal costo molto alto e per giunta colpendo un sottomarino di una Marina oggi “amica”. I sommergibilisti sono personale altamente addestrato. Se c’è stato un “errore” in un’esercitazione segreta, la menzogna sarebbe emersa rapidamente, la verità saputa in breve e saremmo di fronte a uno scandalo internazionale molto più serio a causa dell’occultamento.

Versione 2: Macri aveva firmato per le manovre militari congiunte con Barack Obama nel maggio 2016; ma il Congresso nazionale non le autorizzò. Questa era chiamata Operazione Cormorano e tra le manovre c’era il “salvataggio di un sottomarino apparentemente danneggiato”. La credibilità di tale versione si basa sul fatto che gli Stati Uniti fecero le stesse manovre 20 giorni prima nelle acque cilene, nell’operazione Chilemar, che consisteva nel salvataggio dell’equipaggio di un sottomarino a una certa profondità.
Analisi critica: questa è la versione supportata dal giornalista Juan José Salinas de Pájaro Rojo (leggi qui). A favore di questa versione, si potrebbe sostenere che le operazioni statunitensi c’erano, invocando a una certa “tranquillità” da parte di molte autorità politiche e militari quando si riferiscono all’argomento e, in realtà una parte della Marina statunitense opera già nell’area dell’operazione di salvataggio. Al contrario, si potrebbe dire che se fosse stato programmato in questo modo, sarebbe difficile realizzare una “cospirazione” coi 44 membri dell’equipaggio, le famiglie, i diversi comandanti della Marina e delle Marine straniere che prestano risorse, governo, giornalisti, ecc. Un complotto che coinvolge così tante persone a una settimana dall’evento avrebbe avuto molte fughe e sarebbe stato difficile coordinarla ed attuarla senza finire in uno scandalo di proporzioni internazionali.

Versione 3: un’operazione stampa per giustificare l’acquisto di nuovo materiale bellico, in un momento in cui una brutale manovra viene imposta agli argentini. La sua credibilità sarebbe nella quantità di operazioni mediatiche nelle ultime 48 ore per dire che le Forze Armate sono sguarnite, quando non è vero.
Analisi critica: è vero che il caso ha innescato numerose operazioni mediatiche favorevoli all’acquisto di materiale bellico. Ma erano prevedibili in un caso come questo, dato che semplicemente le diverse lobby sfruttano la situazione, qualunque sia la causa di ciò che succede. Come sopra: è difficile credere a un complotto di così tante persone per una messa in scena di tale natura.

Versione 4: il 30 ottobre iniziavano le operazioni militari inglesi nelle acque territoriali argentine, e avrebbero lanciato verso ovest, cioè verso il continente, missili Rapier. Il ministero degli Esteri argentino, miracolosamente, comunicava gentilmente contro queste operazioni militari. Ma non altro, presupponendo che avessero lanciato mezzi bellici nelle nostre acque e che forse il sottomarino sarebbe stato danneggiato dalla Gran Bretagna e non dagli Stati Uniti come indicato nella versione 1.
Analisi critica: quelle operazioni c’erano, ma avvenivano tra il 30 ottobre e il 3 novembre, mentre il sottomarino scomparve il 15 novembre. D’altra parte i missili “Rapier” sono missili terra-aria a corto raggio, quindi non avrebbero potuto danneggiare un sottomarino.

Versione 5: il sottomarino ARA San Juan fu inviato per una missione segreta nelle acque “di esclusione” nella zona occupata dagli inglesi. Il silenzio radio imposto in modo da non essere rilevato allarmava la compagnia nordamericana che gestisce le comunicazioni satellitari della Marina (?) E la voce della mancata comunicazione con la base veniva diffusa, dando origine a tale miseria, dato che non poteva comunicare per dare la posizione… Una versione stramba, se si considerano le manovre militari inglesi dal 30 ottobre nelle acque del Sud Atlantico… ma porta a chiedersi: perché le comunicazioni via satellite della Marina sono privatizzate a un compagnia straniera?
Analisi critica: una missione segreta di tale natura è pianificata in tutti i dettagli, non viene lasciato al caso il silenzio radio che suscita l’attenzione del mondo, mobilitando risorse dalle Marine di tutti i Paesi, e ancor meno scegliere come data dell’operazione il periodo in cui si effettuano esercitazioni militari nell’area.

Versione 6: il sottomarino ha avuto un guasto. Colpiscono il ritardo del salvataggio, la mancanza di comunicazione, le versioni contraddittorie tra Marina e Ministero della Difesa, e soprattutto il capo della Marina dire di coordinarsi coi giornalisti proprio nel momento in cui iniziavano i programmi… era tutto uno spettacolo mediatico? Non dovrebbe essere una priorità informare le famiglie dei membri dell’equipaggio in difficoltà da una settimana?
Analisi critica: questa versione sarebbe la più ragionevole. Un incendio nella sala batterie potrebbe causare seri danni al sottomarino, ostacolare le comunicazioni e renderlo inutilizzabile. Inizialmente fu detto che c’erano problemi al sistema delle batterie, poi smentito e, infine, il quinto giorno la Marina riconobbe che c’era. Perché mentiva o fingeva d’ignorarlo? Inoltre coincide con l’Intelligence della Marina che trascese i media affermando: “Il sottomarino ha subito un incendio nelle batterie di prua, controllato, continuando a navigare con le batterie di poppa (…) periodicamente segnalava la posizione del sottomarino (PSN). L’ultimo PSN fu alle ore 150000 (sic). È ciò che dicono i media. Laterale P.ta Madrid (sic) (DRY). 200 miglia dalle coste. Profondità stimata tra 120 e 400 metri. Impossibile informare 0800. Il protocollo indica che, in tempo di pace, se le comunicazioni cessano, si deve emergere. Non è emerso. La ricerca aerea con gli aeromobili dell’ARA è stata negativa. Né la boa di salvataggio fu espulsa né avvertiva il satellite di emergenza (EPIRB). Ci sono 2 navi nella zona e la ricerca aerea continua. Purtroppo, in questo caso, l’assenza di notizie è una cattiva notizia. La situazione è seria perché, anche se trovano dove è affondato, il nostro Paese non può salvarli a quella profondità“.
Mentre 44 famiglie rimangono in attesa di fronte alla drammatica situazione, non sembra opportuno far circolare tali versioni, così come le notizie di Clarín e dei media egemonici sul caso Santiago Maldonado furono irrispettose, irresponsabili e tendenziose per promuovere un serie di voci e teorie assurde. Nel caso dell’ARA San Juan, bisogna anche dire che la moltiplicazione delle versioni alternative è in parte il prodotto della cattiva modalità comunicativa ufficiale, presentando dati che in seguito non potevano essere confermati, il silenzio della comunicazione del governo nazionale e della Marina, l’assenza di conferenze stampa, segretezza e negligenza di Mauricio Macri che optava per le vacanze e il tennis nel pieno del dramma. Mentre ciò accadeva, le informazioni ufficiali passarono dal dire che all’inizio c’era un guasto e il sottomarino veniva rimorchiato verso Mar del Plata, a non c’erano guasti, che c’erano e non c’erano chiamate, e a una quantità infinita di dati sconnessi. Molto probabilmente l’Argentina potrebbe trovarsi qui di fronte a una tragedia enorme. Speriamo di no, ma in ogni caso le autorità governative dovrebbero essere all’altezza delle circostanze e non lo sono state.Il governo autorizzò la partenza dell’ARA San Juan sapendo che era danneggiato?
Kontra Info 24 novembre 2017
Bisogna scoprire perché ha lasciato la Terra del Fuoco se aveva avuto un guasto“, affermava l’ex-ministra della Difesa dell’amministrazione Kirchner Nilda Garré, in un’intervista a radio Zónica. “Le batterie potrebbero essere uno dei settori più complicati. Un flusso di acqua potrebbe aver generato un incendio o un’esplosione“, osservava Garré a Crónica Anunciada, di Radio La Patriada FM 102.1, anche criticando duramente la direzione del Ministero della Difesa: “Sebbene avessero rilevato alcuni problemi, hanno autorizzato a continuare la navigazione“. In questo senso, Garré avvertiva Marcos Peña nella domanda N° 500 del Rapporto 101 al Congresso: “L’avvertivo che non avevano carenato il sottomarino San Juan e che avevano sospeso le riparazioni del sottomarino Santa Cruz“, denunciava. Inoltre, l’ex-ministra riferiva che nel 2008 subì una situazione simile con un altro sottomarino della Marina: “Nel 2008 subì una situazione simile col sottomarino Santa Cruz, che ebbe un guasto. Contattai la Marina e vietai che salpasse“, spiegava. Chiariva che sono stati investiti milioni di pesos per le riparazioni necessarie, con la consulenza dell’azienda che l’ha costruito, oltre a chiarire che “La manutenzione non avvenne nel cantiere navale Tandanor, come alcuni media insistono. Ma in uno della Marina. Tandanor dipende dai civili. Non ci sono ingegneri civili specializzati in sottomarini. Ecco perché intervengono i militari. Il cantiere Ammiraglio Storni se ne occupò. Tandanor poteva aiutare, ma il lavoro fu fatto da quel cantiere“.
Le dichiarazioni erano nel contesto della nuova operazione di stampa che accusa il governo precedente degli eventuali danni che potrebbe aver subito il suddetto sottomarino (un video fu diffuso dall’ex-Presidentessa Cristina Kirchner in cui parlava di un vita utile di 30 anni, ma omettendo di menzionare che l’amministrazione attuale non ha eseguito la manutenzione dovuta). Il capo di Gabinetto Marcos Peña evidenziava la riparazione del sottomarino ARA San Juan in un rapporto del 2016 per il Congresso. Peña indicava la rinazionalizzazione di Tandanor durante l’amministrazione Kirchner e la costituzione del CINAR (Complesso industriale e navale argentino), assicurando che “dalla rinazionalizzazione ad oggi, sono state riparate più di 860 navi, nazionali e straniere”. Evidenziando le riparazioni di metà vita del sottomarino ARA San Juan che ne hanno esteso di altri 30 anni la vita utile, che fu consegnato alla Marina argentina ed era operativo nella base navale di Mar del Plata, mentre riparazione e ammodernamento “del rompighiaccio Ammiraglio Irizar era nelle fasi finali”. Le domande sono molte, le risposte ancora poche.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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